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(Gioia dei Marsi, 1866-1941), il poeta contadino gioiese, oltre a coltivare la poesia, nutrì sempre in vita una grande passione per la storia: passione alimentata dalla lettura dei Reali di Francia, questo autentico « best-seller » della più elementare cultura contadina non solo di quegli anni e non solo nella Mar sica. In particolare, egli cercò di ricostruire a modo suo la storia del proprio paese d'origine, così come l'aveva recepita soprattutto attraverso la tradizione orale.

Animato da una musa incolta ma prepotente, attento osservatore delle persone e delle cose, traeva spunto dagli avvenimenti quotidiani della vita paesana, o da quelli più risonanti della vita nazionale, per comporre le sue strofe, ora malinconiche ed elegiache, ora mordaci e fortemente satiriche. Nei due lunghi componimenti, egli esprime - in ottonari o in endecasillabi talvolta zoppicanti, e senza troppo rispetto per la grammatica - il suo amore per il paese nativo, di cui narra le vicende liete o tristi, alternando al racconto le diverse considerazioni (pregne di una filosofia spicciola e bonaria) che la sua condizione sociale gli suggerisce.